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Intensa estate per il C.A.I. Valle di Scalve
Quella croce sul Pukajirka
A casa dopo le lacrime
Scalata al Pukajirka, in ricordo del padre
Una mostra per ricordare tre amici.

Intensa estate per il C.A.I. Valle di Scalve
Proseguono gli incontri con la sezione ligure di Arenzano

Vilminore di Scalve, 20 settembre 2002. Nonostante il maltempo che ha caratterizzato buona parte del mese di agosto, si è comunque rivelato particolarmente intenso lo sviluppo del programma relativo all'estate 2002 della sottosezione del C.A.I. della Valle di Scalve.
Particolarmente penalizzate per il maltempo le escursioni all'Adamello, la traversata rifugio Albani - Rifugio Torsoleto e l'escursione in Valle Conchetta-Monte Ferrante. Pieno successo invece, sia da un punto di vista climatico che di partecipazione, per le escursioni al Pizzo Camino, al sentiero dei fiori all'Arera, alla Valle dei Mulini - Rifugio Olmo e per l'ormai classica traversata Schilpario - Aprica in Valtellina. L'attività estiva ha avuto inizio all'Alpe Corte dove, verso la metà del mese di giugno, si sono riunite tutte le sezioni e sottosezioni bergamasche del C.AI. per un incontro di riflessione in occasione dell'anno internazionale della montagna. La ciliegina sulla torta non poteva che essere rappresentata dall'incontro (il secondo dopo il gemellaggio dello scorso anno) con gli amici del C.A.I. ligure di Arenzano (Genova) che ha visto la partecipazione di una trentina di escursionisti. Nella giornata di sabato 14 settembre la comitiva è salita al Rifugio Tagliaferri dove in serata sono stati intrattenuti, in un clima di sincera allegria, dalla cordialità e simpatia del gestore "Cesco" Tagliaferri; il giorno successivo, in un contesto paesaggistico unico, il gruppo si è incamminato verso l'Aprica attraverso il Passo del Venerocolo. "Iniziative come queste - sottolinea Antonio Arrigoni, uno degli organizzatori - contribuiscono a favorire lo scambio di esperienze e conoscenze con realtà e culture diverse, soprattutto per il fatto che le Orobie bergamasche e Valtellinesi, per la quasi totalità dei partecipanti, rappresentano una novità in assoluto". "Alla fine dello scorso mese di giugno - aggiunge Arrigoni - si è svolta a Teveno di Vilminore la manifestazione del trentacinquesimo anniversario della posa della croce del Pizzo di Petto ad opera del C.A.I. di Bellusco, con una presenza di oltre cento escursionisti, a testimonianza dell'ottima integrazione tra il sodalizio brianzolo e quello scalvino. La nostra intenzione è quella di proseguire in questa direzione".
"Certo è evidente - conclude Antonio Arrigoni - che per realizzare tutto ciò occorre, oltre che un maggiore impegno e un maggior coinvolgimento da parte di tutte quelle persone, appassionati della montagna e non, che operano all'interno del CAI Scalvino, anche l'abbandono di certe visioni miopi. E' importante rendersi conto che anche il CAI, per la sua parte, può rappresentare un veicolo importante per la conoscenza e la promozione del nostro territorio. Purtroppo le risorse a nostra disposizione non ci consentono di pianificare e programmare in maniera significativa la nostra attività. Occorrerebbe, in sostanza, essere maggiormente supportati dagli enti che operano sul territorio e che hanno competenze specifiche in questo settore".
"La politica del nostro Club - sostiene Domenico Bocchiotti, presidente della sottosezione ligure - consiste anche nello scoprire nuove località montane, ed è ancora più entusiasmante sapere di poter contare sull'accoglienza degli amici scalvini per condividere, insieme, le bellezze naturali di questa zona". "Iniziative come il gemellaggio con gli amici del CAI Ligure o come l'incontro con gli amici Valtellinesi e con il CAI di Varallo Sesia - aggiunge Lino Giudici segretario della locale sottosezione e coordinatore di tutte le attività del sodalizio - rappresentano momenti particolarmente importanti e significativi per la promozione e lo sviluppo del nostro territorio. A mio parere va intensificata l'organizzazione di gite alla portata di tutti e vanno coinvolte le famiglie nello sviluppo di attività che consentano l'escursione in itinerari semplici finalizzati alla conoscenza e alla promozione delle attività tipiche della storia, della cultura e dell'economia dell'intera Valle di Scalve. Questo senza dimenticare le escursioni che, per caratteristiche tecniche e paesaggistiche, qualificano ulteriormente la nostra sottosezione".
Per informazioni telefonare al numero 035.4120212 (Antonio Arrigoni)

Articolo tratto da "Giornale di Bergamo" giovedì 30 agosto 2001
Il racconto dei partecipanti alla spedizione che ha ripercorso le tracce di quella della tragedia del 1981
Quella croce sul Pukajirka
Grande commozione nell'arrivo al campo base

Hai voglia a dire che era solo un fatto sportivo, che di montagne cos' difficili e con condizioni atmosferiche così spaventose ce ne sono poche, e quindi arrivare in cima al Pukajirka era un fatto sportivo, e basta. Hai voglia a dire di voler vincere la fatica, il freddo che ti gela le ossa, il vento che strappa i moschettoni e i muri di ghiaccio che ti sovrastano per far vedere di essere un alpinista più bravo degli altri. Perchè alla fine ci si pensa: li sotto ci sono tre amici che non sono più tornati indietro. E alla fine dentro le ossa è questo che si sente.

A porre l'accento prima di tutto sul fatto sportivo è Domenico Capitanio, di Schilpario: "Certo, andare proprio là a vent'anni esatti dalla disgrazia era prima di tutto un modo per rendere omaggio a loro, che là sono rimasti. Ma insomma, di montagne di quel genere al mondo non ce ne sono tante, per la difficoltà in sè e per le complicazioni di tipo ambientale, per l'innevamento che ha, e scalarla sarebbe stata una cosa notevole, proprio dal punto di vista tecnico".
Capitanio si è però accorto che in molti vedevano il loro tentativo in un altro modo: "Noi l'abbiamo preparato in modo tranquillo, in sordina. Invece col passare del tempo ci siamo accorti di quanta gente ci seguiva pensando a quello che era successo, e quanti ci dicevano di vedere se si riusciva a riportare a casa qualcosa delle tre vittime". E alla fine qualcosa è stato trovato: "Quando si arriva a queste altitudini e in queste condizioni si mettono sempre via le cose da proteggere sotto i massi, per evitare che si bagnino. E noi siamo andati a cercare sotto i massi. Abbiamo cercato a lungo, fino a quando sembrava non dovessimo trovare niente. Proprio all'ultimo momento abbiamo visto qualcosa di rosso, e abbiamo scoperto che era quello che restava di una delle tende. Rocco e Flavio, che vent'anni fa c'erano, dicono ché era proprio quella. Poi abbiamo cercato con i binocoli lungo la via che avevano seguito nell'81 e abbiamo scoperto una corda rimasta appesa purtroppo da allora il ghiacciaio è diminuito e arretrato di 80 metri (tanto che non abbiamo potuto fare lo stesso percorso, come avevamo previsto), e raggiungere la corda era davvero troppo pericoloso. Altrimenti avremmo davvero provato a prenderla".
Domenico Capitanio non era l'unico a preparare la salita sul Pukajirka come una normale scalata. "Per tutto il viaggio abbiamo parlato di tutto, ma di quello che è successo vent'anni fa mai. Magari ci pensavamo continuamente, ma parlarne no", dice a sorpresa Roberto Piantoni, 24 anni, di Colere, figlio di una delle vittime del 1981. Un pensiero che è venuto allo scoperto all'arrivo al campo base: "Quando siamo arrivati lì ci è venuto fuori tutto. E venuto il magone a tutti, ognuno è andato per conto suo, per un po' non abbiamo detto nemmeno una parola, non ci siamo nemmeno guardati in faccia". Domenico Capitanio conferma: "Per mezz'ora me ne sono stato da parte, non mi sono nemmeno accorto se anche agli altri faceva lo stesso effetto. A pensarci mi viene la pelle d'oca ancora adesso, un po' mi vergogno".
Alla fine è stato obbligatorio superare quel momento: "Ci siamo detti, tiriamoci su - dice Piantoni - in fine dei conti dobbiamo restare qui due settimane, cominciamo a darci da fare". Un altro momento toccante è stato rappresentato dalla posa della piccola croce di alluminio in ricordo degli amici scomparsi: "Anche in questo caso ognuno ha tenuto dentro tutto, ognuno ha detto la sua preghiera, tanto lo sappiamo tutti cosa proviamo in questi casi - spiega Roberto Piantoni - Lì vicino c'era anche un'altra croce, ci hanno detto che nell'82 sono morti anche tre francesi". Alla fine resta un pò di rammarico per la scalata lasciata a metà: "Ormai mancavano solo cento metri racconta Capitanio - ma le condizioni del tempo erano davvero troppo difficili, si sono spaventati anche i più giovani, che di solito non hanno mai paura di niente. Ma io sono soddisfatto, abbiamo fatto comunque un buon lavoro, e vista com'era la situazione, era diventato importante anche portare a casa la pelle". Piantoni è d'accordo: "Tre di noi sono arrivati a 5.880, e ci dispiace non essere riusciti ad andare oltre, ma è un buon risultato anche questo".
Ma per lei il Pukajirka non rappresenta qualcosa di più, in fondo è la montagna sulla quale è morto suo padre? "Sì, certo, ma lo stesso vale anche per gli altri, che di mio padre erano amici. E lo hanno dimostrato appunto all'arrivo al campo base". C'è da pensare anche a cosa abbia rappresentato per sua madre, il fatto che vent'anni dopo il figlio torni sulla stessa montagna che le ha portato via il marito: "Non credo fosse più preoccupata di quanto lo sia ogni volta che vado in montagna. Queste in fondo erano le mie vacanze. So che un giornale di Bergamo, quando si è saputo che saremmo tornati, ha scritto che eravamo salvi. Ma noi non siamo degli eroi, siamo solo gente con la passione per la montagna, che la conosce, che sa come comportarsi e si regola di conseguenza, senza correre rischi inutili. A questa stregua allora bisognerebe scrivere che sono "salvi" anche di quelli che tornano dalla Grecia".
Per maggiori informazioni e fotografie sulla spedizione "Pukajirka 2001" consultare l'indirizzo Internet www.scalve.com/caiscalve/pukajirka2001.htm
Allo stesso indirizzo ci sono racconti delle tra gedia del 1981 tratti dal libro di Piero Bonicelli "Pukajirka 1981 - Storie di uomini e montagne", edizioni Cedis 1983. (f.par.)

Articolo tratto da "Il Giornale di Bergamo" mercoledì 29 agosto 2001
Sono tornati gli alpinisti scalvini che erano andati sul Pukajirka per commemorare il dramma del 1981
A casa dopo le lacrime
Hanno lasciato una croce sul posto della tragedia.

La scalata è stata abbandonata a metà, ma non era questo l'importante. L'importante era andare là, su quella montagna maledetta, e ricordare ali amici. Quei tre giovani che esattamente vent'anni fa hanno perso la loro vita in una bara di ghiaccio in cima a quella stessa montagna. Sono tornati a casa lunedì sera i nove alpinisti Scalvini che nel corso del mese di agosto hanno partecipato alla missione "Pukajirka 2001" per ricordare Livio Piantoni, Italo Maj e Nani Tagliaferri, caduti mentre scalavano la montagna nelle Ande peruviane nel 1981. Sono tornati dopo avere lasciato sul posto della tragedia una piccola croce metallica a ricordo dei loro amici. E sono tornati senza essere riusciti a conquistare la vetta: la spedizione è arrivata proprio nella zona della tragedia, e lì ha trovato condizioni meteorologiche talmente proibitive che hanno preferito tornare indietro e non rischiare.

La spedizione era composta da Domenico Belingheri di Colere, Bortolo Bonaldi di Schilpario, Domenico Capitanio di Schilpario (ma abitante ora a Treviolo), Giovan Maria Grassi di Schilpario, Stefano Magri di Vilminore, Silvio Provenzi di Schilpario, Roberto Piantoni di Colere (figlio di una delle vittime del 1981) e i due superstiti del dramma di vent'anni fa, Rocco Belingheri di Colere e Flavio Bettineschi.
I nove, erano partiti lo scorso 30 luglio alla volta del Perù, nel giro di cinque giorni hanno coperto il tragitto verso il campo base camminando a una media di circa sette-otto ore al giorno. Nei primi giorni hanno superato passi come quelli di Los Cedros e Cullicocha (a quota rispettivamente 4.750 e 4.850 metri), passando tra morene e ghiacciai e visitando anche alcuni resti archeologici della zona. Una volta allestito il campo base hanno poi avuto a loro disposizione dodici giorni per arrivare in cima ai 6.010 metri del Pukajirka, dodici giorni nel corso dei quali hanno interrotto ogni collegamento. Ed è stato questo (oltre al ricordo della tragedia di vent'anni fa) a far stare particolarmente in apprensione le famiglie rimaste a casa. Gli alpinisti sono riusciti senza particolari problemi a salire lungo la montagna, finchè sono arrivati al punto dell'incidente: "Lì abbiamo lasciato la croce di alluminio per ricordare le tre vittime dell'81" - racconta Silvio Provenzi -. Ognuno lì ha pensato cose sue, non ne abbiamo nemmeno parlato, non so nemmeno cosa possano avere pensato i due che si sono salvati oppure Roberto, che lì ha perso il padre quando aveva quattro anni. Il problema è che proprio in quella zona sono cominciati i problemi: c'erano delle bufere di neve talmente violente che ci hanno impedito di andare avanti. Per un attimo abbiamo pensato di aspettare, poi c'erano troppe difficoltà sulla parete, e alla fine la cosa migliore è stata davvero quella di rientrare. Tanto l'importante non era alla fine proprio arrivare in cima ma lasciare quella croce. Il difficile adesso, dopo una cosa simile, sarà doversi riabituare alla normale vita di tutti i giorni".

Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" sabato 16 giugno 2001
valle di scalve/La montagna andina è alta 6.010 metri. In nove ritenteranno l'impresa in memoria degli amici scomparsi vent'anni fa
Scalata al Pukajirka, in ricordo del padre
Nell'81 morirono tre alpinisti: in agosto spedizione con il figlio di uno di loro e i due superstiti

Valle di scalve Torneranno sul Pukajirka, la montagna andina sulla quale nell'81 morirono tre alpinisti della Valle di Scalve. A vent'anni dalla spedizione che si concluse tragicamente, con la scomparsa di Italo Maj, 30 anni, di Schilpario, Livio Piantoni, 29 anni, di Colere, e di Nani Tagliaferri, 41 anni, di Vilminore, nove scalvini, tutti alpinisti abituati a misurarsi con i rischi e le difficoltà delle montagne, a fine luglio tenteranno di raggiungere la cima di questa vetta peruviana, posta a quota 6.010 metri. 
Ma sarà una spedizione particolare, perché nel gruppo ci saranno anche i due superstiti di allora: Flavio Bettineschi e Rocco Belingheri. E poi ci sarà anche Roberto Piantoni: quando suo padre Livio morì sul Pukajirka aveva quattro anni, ora è un grande appassionato di montagna e guida alpina. 
Tra la Valle di Scalve e quest'immensa scogliera delle Ande peruviane c'è un conto in sospeso, una memoria che dura da vent'anni. Quella che il 31 luglio i nove alpinisti bergamaschi inizieranno ad affrontare non sarà solamente una scalata tra alti muraglioni di ghiaccio e roccia. Oltre al gesto sportivo, tecnicamente difficile e impegnativo, prenderà corpo una storia più intima e profonda legata al doloroso ricordo di quella tragica vicenda dell'81. Una ferita che il tempo non ha saputo lenire: era il 14 luglio, un martedì, quando su quella stessa montagna persero la vita Livio Piantoni, Italo Maj e Nani Tagliaferri. In un attimo un'immensa massa di rocce e ghiaccio trascinò nel vuoto i cinque componenti della cordata. Solo Flavio Bettineschi, che all'epoca aveva 27 anni, e Rocco Belingheri, di 39 anni, riuscirono miracolosamente a salvarsi: seppur gravemente feriti e quasi ciechi, fecero ritorno al campo base. 
La nuova cordata che si prepara a partire sarà composta, oltre che dai superstiti di allora e dal figlio di Livio Piantoni, da Domenico Belingheri, che avrà l'incarico di capo spedizione, Bortolo Bonaldi, Domenico Capitanio, Giovan Maria Grassi, Stefano Magri e Silvio Provenzi. "Per passione, per ricordo..." è il motto che compare sulla cartolina ufficiale di "Pukajirka 2001" che il gruppo, dal lontano Perù, invierà a parenti, amici e sostenitori. La nuova avventura alpinistica prenderà il via il 31 luglio. Con un volo che partirà dall'aeroporto di Milano raggiungeranno Lima. Quindi, per recarsi al primo campo base, dove l'arrivo è previsto l'8 agosto, dovranno compiere un lungo trekking d'avvicinamento: cinque giorni di itinerario, camminando mediamente sette-otto ore al giorno. Successivamente avranno dodici giorni di tempo per predisporre gli altri campi avanzati, attrezzare le pareti della scalata, raggiungere la vetta e tornare al campo base. Il loro rientro in Italia è previsto per il 26 agosto. Durante i dodici giorni in cui tenteranno di raggiungere la vetta, saranno completamente soli, isolati dal resto del mondo. 
Rocco Belingheri e Flavio Bettineschi vivranno quest'avventura sul Pukajirka con uno stato d'animo completamente diverso rispetto a quello dei loro compagni di spedizione. Sarà un ritorno a quei giorni di vent'anni fa, all'euforia della partenza, alla fatica della salita, al dramma della disgrazia. Oggi Rocco Belingheri lavora come guida alpina, mentre l'amico Flavio Bettineschi fa il maestro di sci. Entrambi, oltre a una grande esperienza in montagna, hanno ancora tanta passione, capacità e grinta, che mettono in campo proprio per affrontare l'avventura andina. Ma anche Roberto Piantoni vivrà questa spedizione con uno stato d'animo particolare. Di quello che prova in questi giorni di vigilia, però, preferisce non parlare: rimanda dichiarazioni e commenti a quando farà ritorno a casa. È evidente che del padre - di cui ricorda poco o nulla, vista la tenerissima età di quando è avvenuta la disgrazia - ha ereditato la stessa bravura e la passione per le scalate, tant'è che l'anno scorso è diventato guida alpina. Due anni fa ha aperto una nuova via sulla parete Nord della Presolana. Quest'estate raggiungerà il luogo dov'è sepolto suo padre. Un momento che chissà quante volte deve avere immaginato. Questo giovane è cresciuto portando dentro di sé un grande amore per la montagna e la passione per le scalate, gli stessi sentimenti che aveva in cuore suo padre quando partì con gli amici alla volta del Pukajirka. 
Con l'impegno di onorare sia la passione per la montagna sia il ricordo degli amici scomparsi vent'anni fa, la spedizione scalvina cercherà quindi di raggiungere la vetta del Pukajirka, una montagna generosa di emozioni per gli alpinisti. In ogni caso, qualora la salita alla cima dovesse essere ostacolata o resa impossibile dalle avversità atmosferiche, il risultato sarà stato comunque raggiunto: rendere memoria di chi è scomparso proprio sulle Ande. Un traguardo che varrà più d'ogni altro risultato alpinistico. 
Il significato profondo della spedizione è sottolineato anche dalle adesioni che questa iniziativa ha ricevuto: il gruppo che partirà alla volta del Pukajirka, sotto lo stemma del Cai locale, ha ottenuto il patrocinio della Comunità montana di Scalve e di tutte le Amministrazioni comunali della vallata, quelle di Azzone, Colere, Schilpario e Vilminore. Tra i membri di "Pukajirka 2001" ci sono scalatori che hanno alle spalle una lunga esperienza alpinistica. Gli stessi Rocco Belingheri e Flavio Bettineschi hanno compiuto centinaia di scalate e aperto diverse vie in prima assoluta. Tra l'altro, nel 1977 Rocco Belingheri scalò una vetta vergine del Polo Nord, impresa che poi dedicò all'amico scomparso Carlo Nembrini. Domenico Belingheri ha al suo attivo una serie di importanti ascensioni, tra cui due esperienze sugli 8.000 nella catena dell'Himalaya. Altrettanto esperto è Stefano Magri, che nel '95 ha partecipato a una campagna alpinistica in Perù, mentre nel '99 in Argentina ha salito l'Acocagua. 
Guerino Lorini

Articolo tratto da "Giornale di Bergamo" sabato 14 luglio 2001
Vilminore. Fotografie e un video sul dramma del Pukajirka, dove nel 1981 morirono tre alpinisti scalvini
Una mostra per ricordare tre amici
E a fine luglio una nuova spedizione partirà per ritentare l'assalto alla vetta della tragedia
di Wanda Rossi

VILMINORE - Vent'anni separarono gli Scalvini dalla tragedia del Pukajirka. Venti estati sono trascorse da quando al notizia sconvolgente che le Ande peruviane si erano prese tre alpinisti e che no li avrebbero più restituiti, sferzò con violenza le case della valle. Il Cai Val di Scalve, per commemorare quel dramma ha inaugurato giovedì a Vilminore una mostra fotografica dal titolo "Un muro di ghiaccio - Pukajirka '81", composta dalle immagini della spedizione e da ritagli di articoli pubblicati dalla stampa locale.
L'allestimento, attualmente ospitato nei locali del Palazzo Pretorio, seguirà un itinerario che ne prevede l'esposizione a Colere e a Schilpario, protraendosi per tutto il periodo estivo. Grande è stata l'emozione di quanti hanno preso parte alla serata per ricordare Italo Maj di Schilpario, Nani Tagliaferri di Vilminore, Livio Piantoni di Colere. Pa renti, amici, soci del Cai, autorità dell'amministrazione valligiana, si sono raccolti attorno al1 a memoria che un filmato, realizzato nei giorni scorsi su iniziativa dello stesso Cai, ha restituito con toccante efficacia. La pellicola ha infatti impressionato la testimonianza resa da Rocco Belingheri e Flavio Bettineschi, i due alpinisti che facevano parte di quella tragica spedizione e che, scampati allora all'agguato teso da quei ghiacci lontani, hanno accettato ora, di ripercorrere i loro ricordi, di parlare di angosce mai superate.
Era luglio, cinque alpinisti della Val di Scalve avevano deciso di raggiungere il paese dei campesinos per scalare il Pukajirka Centra1 una vetta di oltre 6000 metri che aveva già re spinto molte spedizioni bergamasche, "pochi mezzi, ma tanto entusiasmo li avevano respinto sin là, sulla Cordigliera, perchè bisognava sapere com'è scalare montagne diverse dalle Alpi".
Flavio e Rocco dallo schermo raccontano, facendo rivivere speranze, delusioni, timori reverenziali, orgogli da gente di montagna. Poi col procedere della cordata, avanza emozione e si viene a sapere di come l'enorme massa di ghiaccio, travolse chi così in alto era arrivato e aveva visto la meta, che era vicina, inghiottendo d'un fiato il Nani, il Livio e l'Italo, che ancora sono là nella pancia di quel gigante. Il racconto è penoso e tormentoso. Per sciogliere i nodi in gola non c'è che un applauso, che non è lungo, non scrosciante, non liberatorio: i tre amici non ci sono più, punto. Difficile spendere altre parole, altro che sondare perchè e come. Il presidente del Cai di Bergamo, Paolo Valoti è conciso ed emozionato, prima lo era stato pure Adriano Poloni che, da quando le due sottosezioni della Val di Scalve si sono riunite, è il nuovo responsabile. Lino Giudici, segretario per il Cai, invita tutti a visitare la mostra, si scende giù. Quasi la notizia che una nuova spedizione lascerà la valle tra breve con destinazione Perù passa in sordina. Eppure tornano proprio là, alla fine del mese, alpinisti della valle, a vedere com'è il Pukajirka Central, a incidere i fianchi, a scoprirne la cima, a salutare Nani, Livio, Italo.
La videocassette "Un muro di ghiaccio - Pukajirka" sarà presto in vendita nelle Pro loco e gli uffici della valle e nelle sedi della mostra. Mostra aperta fino al 20 luglio nel palazzo Pretorio di Vilminore; dal 4 al 12 agosto al Cinema Prealpi di Schilpario e dal 13 al 26 agosto nella scuola elementare di Colere. 

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