Articolo tratto da "Araberara" 21 marzo 2003
Fabio Maj abbandona l'attività agonistica: "Che fatica stare lì"
"Ma la domenica non so più che fare"
WANDA ROSSI

Ci sono sole e silenzio a Schilpario. Fabio Maj mi cammina a fianco. "Dove hai la macchina?" Su di un muro risalta una vecchia scritta "Credici ancora Fabio sei grande". Senza spina dorsale mi avvio verso la Mizzi parcheggiata poco più in là. "Ciao, buona fortuna e grazie" dico, senza quasi girarmi, con un sorriso da ebete. Non è stato facile intervistare Fabio Maj adesso, al suo rientro dai Mondiali della Val di Fiemme, quando è proprio ufficiale che non sarà più un Azzurro. Per accordarci ci abbiamo impiegato un po', lui troppo disponibile, io col mio zaino incorporato di paura di disturbare. Alla fine dal minuetto al telefono fai tu, no, decidi tu, spunta un appuntamento: domenica, alle 14. Arrivo, aspetto perché sono in anticipo, vado. Fabio mi viene incontro.
"Dio come sei magro" riesco a dire, vergognandomi come una biscia per la stupidaggine. In casa la piccola Valentina dorme, al piano di sopra. C'è anche Simona, col suo tenerissimo pancione senza nome, perché non si sa se il bebè, ormai pronto a dichiararsi al mondo, è munito di pisello o di fiorellino. Però avrà gli occhi stupendi della madre e il grande sorriso del papà. Allora è davvero così. Niente più Coppa del Mondo, Olimpiadi, Mondiali. Lo sci nordico internazionale perde un campione col suo bagaglio di pulizia interiore. E Fabio parla di sé. "Ero così stanco…". La consapevolezza di qualcosa che finisce sta nei verbi, coniugati al passato. "Ormai mi pesava qualsiasi cosa. Che fatica stare lì. Ero alla frutta."
Dieci anni sono stati. Dieci anni di sci e scarpette, di borsoni fatti e rifatti, di promesse da mantenere, di stati di forma altalenanti, di confronti serrati, di tabelle, di ingiustizie, di piccole congiure politiche, di risentimenti. Anche di belle soddisfazioni certo. Troppo circoscritte forse: pause nella lotta sempre serratissima. Perché in un ambiente così non ci sono amicizie, niente favori.
Ognuno pensa a sé, punto. C'è di più. Ed è il peggio. Non devi solo imparare ad adeguarti alle cose, a digerire il dictat. Devi convivere con i furbi, con il marcio. Lo guardo, il Fabio, mentre sospira, e mi chiedo con quale spirito si possa affrontare una gara, tutto quello che sta a monte di una gara, quello che viene dopo… Il tizio che avrebbe dovuto partire prima di te non può prendere il via.. ematocrito alto.. bisogna tutelare la sua salute. Butti un occhio in giro, al parterre, durante il riscaldamento. E qualcuno di quelli che hai intorno invece, come sta? Forse lo scopri subito dopo, mentre arranchi su una salita fetente e senti le gambe di ghisa, mentre l'urlo del tecnico ti ricorda di tenere duro nel caso ti venissero strane idee, e soprattutto quando quello ti passa a velocità… tripla. Ma come, è la gara per cui hai corso instancabile per le strade, in pista, lontano da casa nel buio della notte polare, sul ghiacciaio… Cavolo, sei in forma, ti senti bene, gli sci sono veloci.. Il tizio lo rivedi solo al traguardo, che ansima come un bufalo del Montana sotto la coperta. Tu arrivi col tuo solito sorriso, perché sei così, e con il briciolo di generosità che ti è rimasta, l'altra l'hai buttata tutta sulla pista, devi rispondere a chi ti fa intuire "lo vedi lui? E' così che si deve fare!" Gara dignitosa. A quelli della coperta qualche volta capita venga tolta la medaglia. Quando va bene. Cioè quando gli va male. A te rimane incollata l'ottava posizione, confermato il dodicesimo tempo. Niente lode, qualche infamia.
"Forse adesso vedrò cose mai viste" spiega Fabio ridacchiando "spesso quando correvo in montagna, per i sentieri, incontravo i cacciatori. Mi avevano visto col cannocchiale e mi chiedevano ansiosi se avessi visto 'qualche animale'..Visto chè ppò?!!! Che son sempre in giro a testa bassa!! Sì, adesso sarà diverso". Poi gli chiedo cosa il Fondo gli abbia rubato, in questi anni. Lui ci pensa un po' e con una smorfia risponde che no, non gli è stato portato via niente. Oppure qualcosa c'è. In questi anni ha perso i suoi amici. Ora spera anche in questo senso di recuperare. In compenso durante i lunghi ritiri gli è venuta voglia di leggere. "Mi piacciono i libri di Smith. A scuola non è che andassi così volentieri. Però quando sei al Nord e alle due del pomeriggio è notte… Avevo un libro in Val di Fiemme… mi mancavano una cinquantina di pagine, ma non l'ho più aperto. Mi sa che non lo finirò più".
Bene. Ma ora? "Molta gente pensa di potermi convincere a tornare. Si sbaglia. Ormai è deciso. Per il futuro l'intenzione è quella, comunque, di non abbandonare le gare. Prenderò parte alle competizioni del circuito cosiddetto Worldloppet. Sono le Gran Fondo. Gare tipo la Vasaloppet, la Marcialonga.
A me non sono mai piaciute le gare lunghe. Ma cambierebbe il modo di gareggiare: meno responsabilità, meno stress… La Federazione raggruppa un gruppo di atleti che partecipa a questo circuito. Però io conto piuttosto su un progetto che ho in ballo con Silvio Fauner. Ci piacerebbe trovare degli sponsors e creare un nostro team. Ognuno correrebbe per il proprio centro sportivo. Io con i colori della Forestale. Lui con quelli dei Carabinieri. Non ci sono precedenti. Sarebbe un tipo di esperienza totalmente nuovo per degli atleti. Sarebbe bellissimo.
Ci troveremo presto, col Silvio, poi si vedrà."
Valentina si è svegliata. E' ora di andare. "Ma no, resta ancora un momento. Per me passare le domeniche è un problema, non so mai cosa fare, non sono abituato. Gli altri giorni seguo i lavori alla casa nuova - Fabio si trasferirà prima dell'estate in una bellissima costruzione, posta poco oltre la sua residenza attuale - ma la domenica…".
Mi congedo. Il ragazzone che io vedrò per un pezzo con le sue brave scritte "Italia" stampate addosso mi cammina a fianco.
Lo imbarazzo con rivelazioni sul mio tifo forsennato. Passiamo davanti alla scritta e mi sento già un pochino orfana.

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