Articolo tratto da "Corriere della Sera" giovedì 19 febbraio 1998
A 30 centimetri dalla leggenda
L'Italia del fondo è argento nella staffetta: Fauner cede in volata per 2 centesimi
"Colpa mia, ho gettato via l'oro",. Ma i compagni lo abbracciano

DA UNO Del NOSTRI INVlATl
NAGANO - Il più scatenato è Fabio Maj, con Fulvio Valbusa a ruota: Marco Albarello è il più brontolone, seguito a ruota da Silvio Fauner che dell'arrabbiato ha soltanto l'atteggiamento esteriore. In realtà, lo scherzo peggiore in questi venti giorni di Giappone l'ha organizzato lui: aceto nel vino dello skiman Roberto Gal, che ha continuato a bere, apparentemente senza problemi. Fabio Maj, rispetto a un anno fa, è diventato un altro. "Appena arrivato da noi - dice la nostra "spia" all'interno di Casa Italia - Fabio rideva e basta, era timido da non credere. Normale: è uno che fino a cinque anni fa andava ancora all'oratorio...". Adesso Maj non vede l'ora che il cuoco della truppa, Walter, porti a sviluppare il rullino delle fotografie: a sua insaputa ha usato per un paio d'ore la macchina fotografica per scattare immagini - dicono - a luci rosse.
Un po' college, un po' ritiro calcistico: è l'albergo degli azzurri del fondo. Ma con meno prosopopea e più genuinità, come la pasta col pomodoro servita fumante e ben insaporita con le scaglie di parmigiano. Non è un retaggio di mammismo italiano, come racconta il dottor Giuseppe Masera, l'alimentarista del gruppo, ma una necessità fondamentale, "perché nello sci da fondo, così come in tutti gli altri sport legati al fattore resistenza, l'alimentazione assume un valore fondamentale".
In gara tutti gli azzurri bevono una miscela di maltodestrine e carboidrati Albarello che si chiama "Kockey" (in origine lo sport destinatario del prodotto); chi farà la maratona dei 50, al chilometro numero 45, ingollerà con un biberon da lattante - il metodo più efficace e più rapido - un po' di caffè.
L'atmosfera è Caotica solo all'apparenza. In realtà la vita del college dei fondisti azzurri è regolata come un orologio: è Fauner a recitare la parte dello svizzero, precisino in tutto, metodico, calcolatore, montanaro fin dentro il midollo. Ieri si era messo in testa di aver fatto perdere lui la medaglia d'oro alla squadra. Vero, per chi vede le cose da fuori ; discutibile, per chi conosce questo sport e soprattutto i valori in pista ieri.
Così il dopo-corsa è stato un continuo inseguimento per farlo sorridere e per rimuovere questo suo assurdo senso di colpa. Ci ha provato Valbusa, poi Albarello, quindi Maj, raggiante per essere rimasto incollato agli sci del grande Daelie.
Fauner ha impiegato un po' di tempo per convincersi, poi Valbusa ha voluto strafare: "Va là che se il traguardo era dieci metri prima vincevamo noi". Sissio a questo punto non ha parlato più, s'è cucito letteralmente la bocca. Un gruppo vero: quando vi dicono queste due parole, pensate agli azzurri del fondo. Dove anche chi si lamenta - il campione è Albarello - alla fine non è neanche convinto di avere ragione. "Il nostro mondo sta cambiando - diceva ieri: le persone vere le trovi con il contagocce. Quel Daehlie, per esempio, è proprio antipatico: a guadagnare sei miliardi l'anno si può anche perdere il contatto con la realtà.
Un gruppo vero, compatto, solidale: ognuno al proprio posto, con le proprie responsabilità e competenze. Dario D'Incal è il capo-allenatore: ex alpino, appassionato di aviazione, esperto di Borsa, ha impiegato il poco tempo libero nello studio della meteorologia giapponese e dell'indice Nikkei, il livello della Borsa di Tokio.
Claudio Saba è il massaggiatore confessore (Albarello: stai sdraiato su quel lettino e parli, parli...): ha rifiutato una buona offerta dalla squadra femminile di sci alpino pur di non abbandonare i suoi amici.
Fulvio Valbusa, come Maj, esordiva all'olimpiade. Dopo l'argento, rientrato al college, ha telefonato a Boscochiesanuova, provincia di Verona, il suo paese: "Ma nessuno è stato in grado di rispondere, forse erano devastati dal vino e dalla felicità. Ma se arrivavamo quarti era lo stesso". Dopo l'arrivo ha pianto pensando alla sorella Sabina, ammalatasi prima di disputare la staffetta femminile: "Questa medaglia è anche per lei".
Un gruppo vero, senza veli, ombre e paraocchi, che fa dei Giochi olimpici un gioco in cui si può essere felici anche perdendo. Felici dentro: cosa volete che siano due piccoli, maledettissimi centesimi di secondo?
Claudio Colombo

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