Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" lunedì 18
febbraio 2002
Zorzi: "Alsgaard è stato irresistibile". Maj: "Corro ancora un
anno"
Salt Lake City A spiegare come si fa ad essere il numero uno
al mondo nello sprint e a perdere una volata ci pensa il grande escluso della
vigilia, quel Silvio Fauner protagonista assoluto della medaglia d'oro di
Lillehammer e dell'argento di Nagano nella staffetta maschile di fondo: "Zorzi è
il più veloce sui 1500 metri, dopo 10 km è diverso".
Ma è proprio Christian a spiegare la chiave della gara. "Io sono più forte nella
volata lunga, ma se lui riesce a resistere negli ultimi 20 metri ha uno spunto
irresistibile". La "Z" tagliata nei capelli accanto a un tricolore dipinto. Lo
chiamano "Zorro". Ha voglia di scherzare Zorzi, ma quest'argento un po' gli sta
stretto: "Sull'ultima salita ci ho provato, non era una schermaglia, però ho
visto che ha reagito bene e non ho insistito. Le volate provate in allenamento
con Valbusa mi avevano indotto a credere che partire dietro era decisamente
meglio, e così ho fatto. Sono passato prima dell'ultima curva, ormai pensavo di
avercela fatta, invece tutto d'un colpo me lo sono ritrovato di fianco".
Poi Zorzi svela un particolare inquietante: "Ero molto agitato prima del cambio.
Arrivare alle Olimpiadi è una cosa che ti emoziona molto. Avevo le gambe "gnucche",
dure come sassi. Dopo i primi secondi ho pensato che sarei crollato, invece dopo
50 metri mi sono sciolto completamente. Questa medaglia la dedico a tutta la
squadra, perché è una medaglia conquistata dalla squadra. Martedì, se dovessi
andare sul podio nella sprint, la dedica sarà tutta per mia moglie".
Tre esordienti su quattro rispetto alla staffetta di Nagano, e Fabio Maj, il
bergamasco di Schilpario, l'unico che era presente in Giappone, ha lavorato da
vero capitano: "Serviva esperienza al lancio e hanno pensato a me che sono il
più vecchio. Credo di essermela cavata". Poi rivela: "Gareggio ancora un altro
anno, poi non so. Le gare mi esaltano, ma la stanchezza c'è ed è tanta". Giorgio
Di Centa aveva forse il compito più difficile, quello di limitare i danni nella
seconda frazione contro i "mostri" della tecnica classica: "Sono contento che mi
abbiano dato fiducia. Il norvegese era già avanti, Veerpalu ha aumentato il
ritmo, ma chi gli è andato dietro è scoppiato. Per questo ho deciso di
continuare con il mio passo per limitare il distacco, come da programma. Dopo
tanti allenamenti, dopo tanti sacrifici, ho finalmente conquistato la prima
medaglia olimpica. L'oro è sfuggito per un pelo: "Era giusto provarci, non ci
siamo riusciti ma va bene lo stesso". Subito dopo il traguardo, l'abbraccio con
la sorella Manuela: "Abbiamo pianto insieme".
L'eroe della gara è stato Pietro Piller Cottrer, autore di una rimonta
straordinaria: "Ho sempre creduto nella medaglia d'oro, per questo ho trovato la
forza di reagire". Ha una mano di gomma rossa che gli copre la mano destra, con
l'indice puntato verso l'alto: "È il ricordo del dito che non c'è". Pietro è qui
con la moglie, incinta, che a luglio gli regalerà un bambino: "Ho voluto che
fosse qui perché questo poteva essere uno dei giorni più belli della mia
carriera".