Articolo tratto da "L'Eco
di Bergamo" lunedì 18
febbraio
2002
olimpiadi invernaliIl bergamasco Maj primo frazionista. Come a Lillehammer e a
Nagano decisiva la volata
L'Italia bruciata dalla Norvegia: è argento
Zorzi battuto allo sprint da Alsgaard per tre decimi nella staffetta di sci
di fondo
Salt Lake City Per soli 3 decimi
l'Italia deve accontentarsi della medaglia d'argento nella gara a cui teneva di
più, la staffetta maschile.
La sfida infinita ai Giochi olimpici con la Norvegia si perpetua. Segno che nel
fondo maschile, anche se manca il campionissimo, esiste un movimento capace di
portare a risultati esaltanti. È la quarta volta consecutiva ai Giochi che
l'Italia sale sul podio: 3 argenti e 1 oro. Ed è la terza volta consecutiva che
la staffetta maschile si decide in uno sprint a due, sempre contro la Norvegia.
Gli azzurri vinsero nel 1994, a Lillehammer, quando uno scatenato Silvio Fauer
battè in volata il campionissimo Bjorn Daehlie davanti all'allibita folla
norvegese. A Nagano dovemmo arrenderci alla forza di Tomas Alsgaard. E ieri la
storia si è rinnovata.
Norvegia e Italia sono sul 2-1, ma l'appuntamento è già fissato per Torino. Gara
bella, appassionata, ricca di emozioni. Vanoi, su suggerimento dell'escluso
Silvio Fauner, schiera Fabio Maj al lancio. Il bergamasco è il più esperto, ma è
anche il meno in forma. È dunque meglio lasciarlo partire nella frazione di
classica, probabilmente più lenta. E così per i primi 8,5 km si forma un gruppo
composto da Norvegia, Italia, Kazakhstan, Germania, Usa. Cede subito l'Austria,
solo nel finale di frazione il russo Novikov, che in meno di 2 km perde oltre
50". A 1,5 km dal primo cambio Aukland decide di andarsene, nessuno riesce a
resistergli. È Maj a dettare il ritmo degli inseguitori e a ridurre, nella
discesa finale, grazie a sci stratosferici, il divario da 15" a 8", lanciando
Giorgio Di Centa in seconda posizione.
Nella seconda frazione ci sono gli specialisti di classica più forti e Di Centa
decide di andare con il suo ritmo. Alla fine l'Italia cambia con 23"9 di ritardo
dal norvegese Frode Estil, in quarta posizione. Davanti a lui, anche la
Germania, a 11" netti, e l'Estonia del fortissimo Andrus Veerpalu. Un buon
riferimento per lo scatenato Pietro Piller Cottrer. L'azzurro rimonta in men che
non si dica, sia sul tedesco Angerer che sull'estone Mae. Al rilevameto dopo 1,7
km è già sui due e parte l'inseguimento a Kristen Skjeldal. Il divario si
riduce, ma l'attacco di Piller parte all'inizio del secondo giro, allo stesso
punto in cui si era impegnato per raggiungere il tedesco e l'estone. Si forma un
quartetto. Sulla spinta di Piller il norvegese viene raggiunto dopo 6 km di
frazione. Angerer è il primo a cedere, ma anche Mae non riesce a reggere al
ritmo dell'italiano. Il suo non è il miglior tempo di frazione, solo perché il
ceco Bauer dalle retrovie recupera alcune posizioni e viaggia fortissimo.
È sfida Norvegia-Italia, come nelle previsioni, quando partono Tomas Alsgaard e
Cristian Zorzi. La tattica è presto decisa. Zorzi deve restare incollato al
norvegese e puntare tutto sullo sprint, dove è il più forte del mondo. Alsgaard
si innervosisce, prova ad attaccare Zorzi in salita, ma il trentino resta
agganciato. Alsgaard gli pianta anche un bastoncino sullo sci per invitarlo a
passare, Zorzi fa segno di no con la testa, lui vuole la volata. Anzi,
sull'ultima salita, all'ennesimo tentativo del norvegese, risponde da par suo e
prova addirittura l'allungo. Poi si ferma, perché Alsgaard resiste. Ultime due
curve, Zorzi - che sabato aveva provato con Valbusa un bel po' di sprint -
capisce che è meglio partire da dietro e ci riesce. Lo supera prima dell'ultima
curva, resta in testa per metà rettilineo, ma agli ultimi 50 metri Alsgaard, che
comunque è molto forte anche lui in volata, lo passa e va a vincere. Con 3
"maledetti" decimi di vantaggio. Bronzo alla Germania, con Sommerfeldt che, dopo
aver raggiunto il mediocre estone Aasmae, scivolato dal terzo al nono posto, va
a gestire una comoda medaglia.
Sandro Vanoi, il direttore agonistico, forse è il più contento di tutti: "Queste
sono le nostre forze. Signori, ricordate che siamo stati battuti di tre decimi
dalla Norvegia, una nazione dove considerano il fondo come il calcio. Sono loro
i mostri sacri sacri del fondo mondiale". Poi Vanoi spiega tatticamente la gara:
"È andato tutto esattamente come avevamo previsto. Sabato Fauner mi ha convinto
a invertire l'ordine di partenze dei primi due e direi che è stata una scelta
indovinata. Poi Piller ha ricucito lo strappo e Zorzi è rimasto incollato ad
Alsgaard per tutti i suoi dieci chilometri. Tenete presente che Zorro è alla sua
prima Olimpiade, aveva davvero una grande responsabilità". C'è stata anche
qualche schermaglia con Alsgaard: "Sì, ho visto che hanno un po' litigato per
chi doveva stare davanti, ma poi quando il norvegese è partito lui gli ha fatto
capire che c'era".
È orgoglioso Vanoi, soprattutto della continuità della squadra: "Non siamo una
meteora. Rispetto a quattro anni fa abbiamo cambiato tre elementi, e noi siamo
sempre forti". Zorzi forse è partito troppo presto in volata: "Aveva già preso
velocità, non poteva fermarsi e ripartire. A quel punto ha fatto bene a
passare".
Gloria anche per Marco Albarello, direttore organizzativo e uno dei fondatori
della grande staffetta italiana. Lui era il più forte di tutti a tecnica
classica. "Quando sei in quella situazione te la giochi sempre". Un po' deluso:
"Bè, quando sei lì a 200 metri dalla linea e hai uno come Zorzi che si gioca
tutto allo sprint, all'oro cominci a fare la bocca". Tanti complimenti anche a
Di Centa: "Lui è stato davvero bravo, la seconda frazione, specie a tecnica
classica, spesso è la più importante di tutte". Ed era proprio Marco Albarello
il secondo frazionista della nazionale italiana.