Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" giovedì 20
febbraio 2003
Maj al traguardo a braccia levate
La 30 km a tecnica classica con partenza in linea, che ieri
ha inaugurato le prove maschili ai Campionati del mondo di sci nordico Fiemme
2003, non sarà ricordata come la gara di Thomas Alsgaard, Anders Aukland e Frode
Estil, i tre norvegesi che sono saliti sul podio.
La memoria non ha fotografato il loro ultimo sprint a tenaglia, ma il bacio e il
saluto che Fabio Maj, sotto il traguardo, ha lanciato oltre le tribune. Là, con
a sua solita maglietta a maniche corte e il cappello da vichingo, c'era il suo
tifoso numero uno, il professor Maurizio Capitanio che, anche ieri pomeriggio,
qualche ora dopo la conclusione della gara, era piazzato sotto le finestre
dell'albergo di Maj a gridare a squarciagola «sei il più forte».
In quella che dovrebbe (o forse avrebbe dovuto essere) la gara dell'addio, Fabio
Maj ha dimostrato di esserci ancora. C'è stato per quasi tutta la gara, con il
fisico e con la testa. Al giro di boa era in settima posizione, lì ad un passo
da quelli che puntavano dritti a una medaglia, i tre marziani norvegesi e l'estone
Andrus Veerpalu, a cui il quarto posto ha fatto malissimo.
È andata così fino a tre chilometri dall'arrivo, con Fabio Maj e Cristian
Saracco vicinissimi. Stava bene Maj e forse avrebbe potuto tentare il colpaccio,
se i materiali non lo avessero tradito proprio all'ultimo giro, quando bisognava
buttare il cuore oltre l'ostacolo. Alla fine è arrivato 15° e ha tagliato il
traguardo a braccia levate. «Potevo fare qualcosa – dice il campione di
Schilpario, 32 anni, in nazionale dal 1987 – non pensavo alla medaglia, ma un
sesto o un settimo posto avrebbero potuto essere alla mia portata».
E, invece, «ho avuto problemi con i materiali e così ho mollato. Peccato, perché
sarebbe stato meglio chiudere la carriera con una classifica migliore». La
lingua batte dove il dente duole. Non c'è niente da fare. Solo se Giorgio Di
Centa non dovesse riprendersi in tempo dall'influenza (che l'ha già costretto a
saltare la gara di ieri) per correre la 15 km di domani, un dubbio che
l'allenatore Giuseppe Chenetti scioglierà solo stasera, Maj potrebbe indossare
ancora una volta il pettorale e presentarsi sulla linea di partenza.
«Da un lato, le insistenze di quelli che mi dicono di non smettere mi fanno
molto piacere. Ma io ormai ho deciso, smetto. Magari non del tutto, anzi
sicuramente correrò ancora per i colori della "Forestale" in un circuito di gare
meno "pesanti". Il fondo non è come il ciclismo: i ciclisti si allenano per
quattro mesi all'anno e fanno gare per i restanti otto. Noi, invece, facciamo
l'esatto contrario e questo per me è diventato un peso, soprattutto in estate.
Se non segui a puntino il programma della preparazione estiva, poi va a finire
che in inverno non vai».
Maj, che cosa fai? Se lo è chiesto – e glielo ha chiesto – anche Gabriella
Paruzzi che, subito dopo la gara, ha scambiato dalla postazione Rai, qualche
battuta con il campione di Schilpario. Il tutto condito da qualche lacrimuccia.
«Non smettere» lo ha implorato lei e lui «continuo io se continuo anche tu».
«Ho voluto metterla con le spalle al muro – ridacchia Maj –perché so che anche
Gabriella, alla fine di questa stagione, appenderà gli sci al chiodo». Dicono
che il cuore di un uomo non resista davanti alle lacrime di una donna. Gli
ricordiamo che anche Stefi Belmondo pianse calde lacrime quando annunciò il suo
abbandono, lo scorso 30 maggio. «Per forza – conclude – le donne piangono per
niente».
Donatella Tiraboschi