Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" martedì 24 febbraio 1998
RITORNO DA NAGANO
Tutti appesi ai secondo posto di Fabio Maj
L'ansia di papà Antonio e mamma Elsa nel seguire la cavalcata del figlio a Nagano. Anche la moglie Simona emozionatissima davanti alla tivù

SCHILPARIO Questa notte è tornato a casa Fabio Maj, splendida medaglia d'argento all'olimpiade di Nagano, nella staffetta 4x10 km di sci nordico. Erano molti quelli davanti al televisore quella notte, appesi alla telecronaca di Bragagna, si correva la staffetta, in terza frazione lo scalvino. Compito assai arduo quello affidato al nostro portacolori: se la sarebbe dovuta vedere con quel mostro sacro norvegese che di nome fa orso e di cognome Daehlie. Papà Antonio con occhi brillanti si racconta nella casa di Schilpario che spalanca le finestre sulla partenza della pista degli abeti. "È stata dura - dice Maj senior - sudavo, pensavo ce la fa, no forse prende una trentina di secondi, poi dopo il sorpasso ho visto che non mollava, lo tiene mi sono detto, e così è stato". Anche mamma Elsa non riusciva a stare ferma, le mancava il fiato, a un certo punto è balzata dal divano e ha dovuto circondurre le braccia: le si era completamente bloccata la circolazione sanguigna per la tensione. Altra casa, poco distante. Simona, la giovane moglie, ha la gola assolutamente secca, se ne sta afferrata a una catenina, per lei importante e che non lascia neppure per un istante, sino alla fine, perchè "sai uno non crede a certe cose, ma in alcuni momenti...". Fabio era apparso all'improvviso sul teleschermo, lo sguardo nel vuoto, concentrato, un leggero tremar di gambe confesserà più tardi. Poi ecco Bubu Valbusa, è cambio, sono 12 i secondi da amministrare. Ognuno, a casa, ha preso il ritmo della sua pattinata: destra, sinistra in oscillazione, stessa presa di spigolo, stessa spinta di braccia coordinata. Deve essere stato così per gli amici: Ilario, Paolo, il suo padre spirituale che adesso non vuole parlare e dice tutto. E stato così per Silvano, Giorgio, Maurizio che seguivano la gara insieme ed erano letteralmente in piedi sulle sedie. Maurizio è il capofans, quando il lavoro glielo consente raggiunge il suo campione nelle trasferte italiane delle gare di Coppa del mondo: indossa il copricapo vichingo e parte, con un entusiasmo senza pari.
A Vilminore c'era "Giova" davanti al televisore, l'amico meccanico che Fabio va a trovare spesso quando è a casa, pure lui è un grande fondista, ma la sua officina o forse semplicemente il destino l'hanno sottratto all'agonismo. Perciò gli è ancora più vicino. Di lui sottolinea il grande potenziale e come i risultati ottenuti siano il frutto di programmi di allenamento portati a termine negli ultimi anni, che lo hanno "costruito" fisicamente e psicologicamente.
Wanda Rossi

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