Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" lunedì 28 gennaio 2002
Fabio Maj, un sogno americano

SCHILPARIO Il borsone con la scritta Italia è già pronto all'ingresso della nuova abitazione. La signora Simona ci infila dentro le ultime cose. Valentina, un anno e mezzo, sgambetta per casa senza farci neanche caso: è abituata agli avantiindré di papà, da Schilpario a Davos, da Schilpario alla Val di Fiemme, da Schilpario a Nove Mesto. Questa volta, però, il viaggio è più lungo. E anche più importante: forse, a questo. punto, il più importante della vita di atleta di Fabio Maj, che stamani parte per Salt Lake City, negli Stati Uniti, dove fra una settimana cominceranno i Giochi olimpici invernali. "È la mia terza Olimpiade dice il trentunenne fondista scalvino dopo quelle di Lillehammer nel '94 e Nagano nel '98. La prima mi era servita per acclimatarmi nel clan azzurro e assistere da vicino alle straordinarie imprese dei miei compagni di squadra: tutti gli sportivi italiani hanno ancora negli occhi quel meraviglioso arrivo in volata della staffetta, davanti ai favoritissimi norvegesi, in uno stadio che era un tripudio di bandiere rossoblù, i colori della Norvegia. Nella seconda ho provato l'emozione del pettorale olimpico e del podio, grazie al secondo posto nella staffetta insieme con Albarello, Valbusa e Fauner, alle spalle dei fortissimi norvegesi trascinati da Daehlie e Alsgaard. Ci batterono in volata, prendendosi la rivincita dell'umiliazione di Lillehammer. Questa terza Olimpiade è, per me, quella della piena maturità come atleta e come uomo. Spero di lasciarci un piccolo segno, anche a livello individuale"
Tipo? "Mi piacerebbe disputare una bella 30 chilometri, la gara che prediligo, anche perché, essendo prevista la partenza in linea, ci sarà la possibilità di,abbozzare un minimo di gioco di squadra. Quel poco che è possibile nello sci"
Qual è il suo programma? "Disputerò sicuramente due gare: la 30 chilometri a tecnica libera in programma sabato 9 febbraio e la gara a inseguimento di giovedì 14. Poi, il17, ultimo giorno dell'olimpiade, c'è la staffetta 4x 10, due frazioni a tecnica libera e due a passo alternato, ma non sono ancora certo di parteciparvi: verranno schierati i quattro che staranno meglio quel giorno. Invece, salterò sicuramente la 15 chilometri, in programma il giorno 12: troppo vicina alla 30 e al successivo impegno dell'inseguimento. Non ci sarebbe il tempo per recuperare"
Quindi, mirino ad alzo zero sulla30 chilometri a quale risultato ambisce? Sarò franco: mi piace troppo salire sul podio. Sarà durissima contro avversari come Elofsson, Mtihlegg, Alsgaard e altri che non sto a ricordare. Ma ce la posso fare: ci credo, sono concentrato, consapevole delle mie possibilità. Spero soltanto, quel giorno, di star bene di salute"
E in staffetta? "In staffetta dovrebbe essere un po' meno difficile, nel senso che la nostra è la squadra più completa, dopo la Norvegia. Anzi: forse, insieme con la Norvegia. I nostri tecnici avranno la possibilità di scegliere quattro sciatori tra Fauner, Valbusa, Piller, Zorzi, Di Centa, Schwienbacher e il sottoscritto: chiunque di noi gareggi, offre le massime garanzie. Le altre squadre, invece, sono tutte zoppe, nel senso che schierano atleti fortissimi, tipo lo svedese Elofsson o lo spagnolo Mtihlegg, accanto ad altri sicuramente inferiori a noi. Noi italiani non abbiamo punti deboli, siamo quattro sciatori omogenei. Le altre staffette hanno quasi tutte un punto debole. Questo di- scorso vale anche per la Russia e per la Germania"
Qual è la sua condizione? "Due settimane fa, a Nove Mesto, nella Repubblica Ceca, ho vinto la 10 chilometri di Coppa del Mondo e in quell'occasione sono andato davvero forte. Tanto forte che mi è sorto persino il dubbio di avere raggiunto il massimo della condizione troppo presto.
Venti giorni non sono troppi: la condizione si può mantenere. "Sì, senza dubbio. Ma in questi venti giorni avrei preferito gareggiare in qualche competizione di alto livello. Invece, la Federazione internazionale ha stabilito che tre settimane prima dell'olimpiade vengano sospese le gare di Coppa del Mondo, per favorire la preparazione specifica in vista dei Giochi. Questo criterio va bene per chi è in ritardo di condizione, non per chi è già al top".
Lei quale tipo di sciata preferisce: la tecnica libra o quella classica? "Se sto bene preferisco il passo pattinato, perché consente di tirare fuori il massimo delle energie. Se, invece, non sono al massimo della forma, è meglio la tecnica classica: nel passo alternato ci si salva con lo stile, il mestiere e, se c'e, la classe"
La 30 chilometri può ancora essere considerata una classica gara di fondo? "Sì e no. Ormai la si corre in un'ora e un quarto ed è diventata praticamente una gara di velocità prolungata. Non richiede, come accadeva una volta, un oculato dosaggio delle energie: adesso nella 30 chilometri si parte e si arriva a tutta, come nelle corse a cronometro in bicicletta. Vi faccio un esempio. La mia soglia anaerobica è di 192 pulsazioni. Bene, la trenta chilometri la si disputa tutta alla soglia. Questo per dare l'idea. Ormai, l'unica gara di fondo così come lo si intendeva negli anni passati è rimasta la 50 chilometri. Una vera e propria gara di resistenza"
Che lei non farà? "Esatto"
Lei qui a Schilpario ha molti tifosi: come la seguiranno? Si stanno già organizzando. Il 9 febbraio, quando io gareggerò negli Stati Uniti, qui in Italia sarà tardo pomeriggio, quasi sera, per cui l'appuntamento dei miei tifosi è già fissato attorno a una tavola, davanti a piattoni di polenta e cotechino. Se poi le cose dovessero andar bene, non si tratterranno certamente dal brindare scolando fiaschi di vino. Ma, conoscendoli bene, mi sa tanto che lo faranno anche se non vincerò..."
La chiacchierata è finita. Fabio ha l'animo sereno e la coscienza a posto di chi sa di avere fatto tutto l'indispensabile per presentarsi nelle condizioni ideali al più importante appuntamento della sua vita sportiva. Ieri mattina ha dato l'ultima spolveratina alla forma, allenandosi da solo sulla pista degli Abeti, sulla neve fresca finalmente caduta nella sua Schilpario. E lo stesso aveva fatto sabato mattina. Oggi la partenza per l'America. Un bacione a Simona e Valentina e poi via alla caccia della gloria. Il campanaro si tenga pronto: la sera di sabato 9 febbraio potrebbe essere piacevolmente costretto a fare gli straordinari.
Ildo Serantoni

Nipote d'arte, lo zio Giulio fu campione negli anni '70
Lo sci nordico è nel Dna delle gente della Valdiscalve e di Schil-pario in particolare. Sulla pista degli Abeti si sono formati alcuni dei migliori fondisti bergamaschi e sono state ospitate manifestazioni di respiro nazionale ed internazionale, ultimi della serie i campionati italiani 2000. Fabio Maj , l'ultimo gioiello scalvino, è nipote d'arte. Suo zio, infatti, è quel Giulio Capitanio, campione di razza degli anni '70. Se oggi il fondo azzurro è ai vertici delle classifiche internazionali, il merito è anche di Capitanio, il carabiniere scalvino che resse a lungo le sorti del fondo italiano. Nato a Schilpario il 6 marzo 1952, Giulio è stato campione italiano aspiranti 1968 e campione italiano juniores 1971. Ha vinto 8 titoli italiani assoluti individuali e 5 nella staffetta. È stato il primo azzurro a vincere una prova di Coppa del Mondo (non ufficiale) nel 1979 a Zakopane. Fino al 1995, quando Silvio Fauner si classificò 3°, Giulio deteneva ancora il record del miglior piazzamento italiano nella graduatoria generale di Coppa del Mondo col 4° posto del 1979.

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