Articolo tratto da "La
Gazzetta dello Sport" lunedì 11 gennaio 1999
Coppa del Mondo/Le staffette finiscono entrambe sul podio a Nove Mesto
L'Italia buca, ma è seconda
Delude Piller Cottrer in 3° frazione: prima festa austriaca. Azzurre terze
Nella 4x10 km mista nella Repubblica Ceca, volano Valbusa e Maj, sbaglia gara il più giovane, poi Fauner non può recuperare un minuto - Nella 4x5 km donne, miglior tempo assoluto della Belmondo
NOVE MESTO (R.Ceca) - Visto come
si sono assestate le gerarchie del fondo, il podio in staffetta per l'Italia,
maschile o femminile che sia, è un privilegio entrato a far parte dell'ordinaria
amministrazione. Soprattutto il terzo posto dietro Russia e Norvegia per le
azzurre è pressoché diventato posta fissa. Almeno fintanto che non si troverà
la... quarta donna capace di affidare a Stefi Belmondo (in terza o in ultima
frazione che sia) uno spazio da annullare, rispetto al due colossi pressoché
inaccessibili, non superiore ai 30 secondi. In tal caso la superclasse e
l'istinto da cacciatrice dello scricciolino azzurro garantirebbero un recupero
pressoché sicuro. Renderebbe aggredibili persino le russe. Che, per quanto ormai
orfane di Elena Vjalbe e con una Lazutina apparentemente appesantita e quindi
fuori dal gioco, hanno pur sempre tali possibilità di scelta da mantenere al
sicuro la loro eterna supremazia. Ma i 53"7 di ieri non sono un abisso
incolmabile.
Antonella Confortola è una ragazzina fiemmasca di 23 anni fra le reclute più
recenti e ieri ha fatto sicuramente in seconda frazione tutto il suo dovere:
quinta al cambio, ha ceduto solo 42"9 ad Anita Moen, in quel momento all'attacco
con la Gavriljuk alle costole. Poco, ma sempre un tantino troppo. Decisamente in
piena ripresa, Stefania è risalita al terzo posto sino ad avere il tandem di
testa a portata di mano (7"9!). Ma senza il vantaggio di poter partire
agganciata (la Cepakova ha preso il largo solo nel finale), Sabina Valbusa non
ha potuto far altro che amministrare il suo terzo posto.
Anche per questo dovrebbe essere interessante tirar su come si deve l'ancora
giovane Kamenskaia, ex-squadra juniores sovietica e da poco italiana a tutti gli
effetti. Chissà mai non la si possa scoprire in grado di essere una pedina in
più per mettere qualche volta il sale sulla coda anche alle russe.
Con Stefi (il pensiero ormai alla 15 skating di domani anche perché mercoledì
farà il giro di boa dei 30 anni e, con il miglior tempo assoluto anche rispetto
alla poderosa Neumannova, che ha portato le ceche a ridosso delle azzurre), è
stata brava anche Gabriella Paruzzi nel lancio. Una gran bella squadra, insomma,
per un Paese che di fondiste ne ha una decina. Tra gli uomini, la parte che dopo
le due prime frazioni in alternato era decisamente destinata all'Italia. ha
finito con l'interpretarla l'Austria, grazie ad un'impresa dell'ex-russo
Botvinov e all'ottima tenuta di Hoffmann. Per gli austriaci è la prima vittoria
collettiva e un brindisi se lo meritano di sicuro.
A inceppare quella che sembrava poter essere una marcia trionfale per l'Italia,
è stata invece una di quelle pedine sulle quali si è pronti a scommettere a
occhi chiusi: Piller Cottrer, un giovane campione che, tra l'altro (ricordate?),
è stato capace di vincere la leggendaria 50 km di Holmenkollen.
Valbusa e Maj, fantastici dominatori delle prime due frazioni, e Sissio Fauner,
rimasto senz'altra alternativa se non quella di portare a casa il posto d'onore,
dal momento che Hoffmann andava in carrozza con oltre un minuto di vantaggio,
non se la sono presa più di tanto. Una staffetta si vince sempre in quattro; ed
appartiene ad una lunga esperienza non solo azzurra di ritrovarsi con uno dei
quattro che quel giorno fora una gomma e rimane a piedi. Proprio su questa
pista, era successo qualche anno fa nientepopodimeno che ad Alsgaard di
affondare persino i norvegesi!
Ma Pierino Piller Cottrer come grande campione è ancora una matricola ed era
costernato: "Passi per il primo giro. Maj mi aveva lanciato da solo in testa con
6" e per sei chilometri sono riuscito a non farmi prendere. Poi mi ha saltato
via Botvinov e da li in poi il secondo giro è stato un calvario. Mai fatto tanta
fatica in vita mia; e senza sapere il perché. Che qualcosa non andava, me ne ero
accorto nelle discese: perdevo troppo e, siccome gli sci degli altri compagni
andavano bene;devo anche aver sbagliato nello scegliere quelli giusti prima
della partenza. Ma ero io che non ero brillante e negli ultimi 4 km proprio non
c'ero più. Peccato, perché si poteva vincere. La mia parte del premio la metterò
in una busta. La tirerò fuori solo quando me lo sarò meritato. Sono quasi sicuro
che sarà dopo la 30 di martedì".
Piero Ratti