Articolo tratto da "Gazzetta Sportiva" 13 gennaio 2002
Non aveva Maj vinto così
di
Piero Ratti

Il berqamasco trionfa nella 10 km tl. Belmondo 3° nella 5 km della Chepalova

NOVE MESTO (Rep. Ceca)  Venticinquemila spettatori sono tanti per una gara di fondo; anche al Nord bisogna aspettare Olimpiadi e Mondiali per fare un pieno del genere. Ma da queste parti, dove d’inverno la neve non manca mai anche se l’altitudine si aggira sotto gli 800 metri e in mezzo a immensi boschi di pini rimasti intatti da cent’anni giurano che d’estate si potrebbe sciare sui funghi, dopo l’hockey su ghiaccio e lo sci di fondo che scuote la passione della gente. Più del calcio, dove pure hanno in giro per il mondo qualche fuoriclasse come Nedved e Poborski che anche in Italia fanno la loro bella figura. Tutto quello che posseggono nelle loro squadre è Katerina Neumannova. Stravedono per lei ovviamente, ma conoscono tutti e fanno il tifo per tutti. Così a Fabione Maj, al comando dal primo all’ultimo chilometro ma con un branco di lupi a spiccioli di secondi, stavolta è sembrato di correre dentro lo stadio di San Siro tutto in piedi per lui: “Do toho, Fabio, do toho!” gli correvano appresso, neanche fosse venuto dal villaggio più vicino. E il suo grande talento, quella classe sicura che si aspettava da tempo potesse portarlo al grande risultato e invece non riusciva mai a venir fuori del tutto, è esplosa finalmente in una galoppata trionfale. Che a un mese soltanto dal grande appuntamento olimpico di Salt Lake City gli ha regalato la prima vittoria di coppa del Mondo in una gara vera, ben più consistente del successo a Sprint classico di qualche anno fa a Engel Jerg che era il solo primo posto in Coppa della sua pur bella carriera. Sapeva di star bene Maj e di avere lavorato sodo anche più del solito. Ma questo risultato rappresenta per lui una garanzia palpabile che stavolta potrà partire per l’America con molto di più della solita convinzione di poter essere utile alla squadra, specie in una frazione classica della staffetta. Mancavano parecchi dei mammasantissima norvegesi e anche il grande Elofsson che dall’anno scorso sta dominando il campo. Ma vincere a questo livello è sempre un’impresa. E adesso il simpatico spilungone di Schilpario sa che anche lui è uno che può vincere, può credere fino in fondo nelle sue possibilità, finora tenute vive solo dalle speranze e dalle parole, invece di considerarsi soltanto un buon piazzato che la sua scanzonata filosofia da goliardo aveva aiutato ad accettare in serenità. A 31 anni, forse non ci credeva più. Da ieri, invece, quella vecchia volpe di Sandro Vanoi, può dire, dopo Fauner e dopo Valbusa, di aver tirato fuori dalla nidiata che sta allevando da 10 anni un campione in più. E anche per il tecnico azzurro è un giusto premio ad una competenza e ad una professionalità che qualcuno, in carenza di risultati, cominciava a discutere. Con tutta la preparazione puntata al solo obiettivo olimpico, del resto, anche Valbusa (8°) sta ritrovando la sua dimensione. Con Zorzi (10°) e con Schwiembacher (14°),Bubu si era sobbarcato venerdì sera 6 ore di auto per partecipare ad una notturna inopportuna. Vanoi li ha cicchettati a dovere: avessero riposato, avrebbero raccolto molto di più. Per la Sprint di oggi Maj farà coppia con Schwimbacher e Zorzi con Di Centa. Costretta una volta di più al ruolo di lepre, Stefy Belmondo è andata ancora sul podio. Fuori concorso una Chepalova sempre più legittima erede della grande Vjalbe (19”6 il suo sonante vantaggio), la Neumannova ha strappato coi denti il posto d’onore ad un’ottima Belmondo per 2 soli secondi. Le partiva praticamente sulle code e non poteva andare diversamente. Brava anche Paruzzi (4°). un po’ meno Valbusa. Oggi vogliono la rivincita, ma devono battere Chepalova e Medvedeva.

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