Articolo tratto da "La
Gazzetta dello Sport" lunedì 18 febbraio 2002
Fondo/Maj, DI Cente, Piller Cottrer e Zorzi cedono solo ai norvegesi nella 4x10
Moschettieri d'argento
Pirellino: "Siamo una grande squadra, questa medaglia mi ripaga dì tutte le
sofferenze"
DAL NOSTRO INVIATO
SOLDIER HOLLOW (Usa) - Che straordinaria prova! "Tutti per uno, uno per tutti".
I quattro moschettieri azzurri sono stati stupendi. Una squadra compatta,
gagliarda, entusiasmante. Oltre il traguardo i nostri sono rimasti a lungo
sospesi tra la gioia e le lacrime. Ma alla fine hanno esultato per questa gara
straordinaria. A sera una medaglia d'argento ornava i petti di tre ragazzi Di
Centa, Piller Cottrer e Zorzi - che non l'avevano mai toccata. Maj, invece,
aggiungeva un altro argento a quello di Nagano.
"We are a big team", "Siamo una grande squadra". Era bello sentire Pietro Piller
Cottrer parlare con sicurezza nei microfoni americani. C'era l'orgoglio di
essere italiano. L'Italia, che nel fondo, da 4 Olimpiadi lotta per l'oro, che
nelle ultime tre edizioni dei Giochi ha lottato per la vittoria fino all'ultimo
metro.
Era bello partecipare alla gioia dei "nostri". Fondisti straordinari, grandi
anche nella sconfitta, ma soprattutto uomini, audaci, capaci di inseguire un
progetto difficilissimo e prestigioso.
"Abbiamo vinto una medaglia. Non l'abbiamo persa", dichiarava Fabio Maj, felice.
Era bello cogliere le confidenze del dopo-gara. "Abbiamo una fame incredibile.
Questo è il nostro giorno", ho detto a Fabio, Giorgio e Christian per spronarli
prima del via", raccontava Pietro. "Mi ero piazzato 6" e 7 "nelle ultime due
gare individuali. Non potevo accontentarmi. Ma sapevo che oggi poteva essere il
giorno più bello della mia vita. Per questo avevo fatto venire qui mia moglie
Francesca, che aspetta un bimbo a luglio. Volevo vivere questo grande momento
con lei". Poi aggiungeva: "Ho sempre creduto nel l'oro, sempre fino all'ultimo
metro. Ma so che lo sprint è un gioco bello e crudele. L'esito non cancella la
nostra gara".
Pietro sventolava nell'aria una manona in gommapiuma, coll'indice mozzato, a
ricordo dell'incidente del 23 ottobre scorso, quando si era mutilato tagliando
legna. Sul palmo della mano la scritta: "Piter Silverfinger", Pietro dito
d'argento. Aggiungeva: "Sarebbe stato meglio scrivere Goldfinger (dito d'oro,
ndr). Ma questo argento mi ripaga di tutte le sofferenze".
Era bello sentire i nostri parlare con entusiasmo. "A me non piace fare il
lancio, ma ho accettato di buongrado .Dovevo limitare i danni nei confronti di
Aukland e l'ho fatto", diceva Maj, con fierezza. "Questa medaglia è un bel
regalo per la mia bimba Valentiria". Giorgio Di Centa ha ricevuto l'abbraccio
della sorella Manuela. Giorgio, tranquillo, diceva: "Faccio fondo dall'età di 6
anni. Ci tenevo a questa medaglia. Dà valore alla carriera. Finalmente posso
dire di aver raggiunto il massimo livello. Quando mi hanno assegnato la seconda
frazione, la più brutta, sono stato contento di questa fiducia e mi sono detto:
"Non puoi tradirla". Abbiamo pianto insieme, io e Manuela. Ci teneva anche lei a
questa medaglia. Un argento alle Olimpiadi!".
E Zorzi lanciava il suo messaggio sopra la neve: "Mi prendo l'argento, per ora.
Ma non è finita". Zorro annuncia la grande rivincita per domani nella sprint.
Claudio Gregori