Articolo tratto da "La Gazzetta Sportiva" domenica 15 febbraio 1998
Fondo/Una grande ma inutile rimonta degli azzurri nella 15 km Tl a inseguimento
Solo i rimpianti più forti di Fauner
"Una medaglia buttata, abbiamo pagato a caro prezzo i problemi di materiale nella 10 km"

Sissio rimonta dal decimo posto e alla fine è quarto. Dietro di lui, un Valbusa altrettanto eccezionale e pieno di rabbia: "Dopo il quinto chilometro eravamo fulmini, una gara un po' più lunga e avremmo lottato per il podio". Maj supera 15 avversari, è 13° e si scatena: "Adesso pensiamo alla staffetta"

DAL NOSTRO INVIATO
HAKUBA (Giappone) - "E' una medaglia buttata!". Dopo l'arrivo Silvio Fauner sbuffava sotto il traguardo. Il quarto posto assomigliava a una beffa per lui che a Lillehammer aveva conquistato il bronzo nelI'inseguimento, alle spalle di Daehlie e Smirnov. Essere i primi tra quelli che sono giù dal podio non è esaltante.
Abbiamo pagato a caro prezzo i problemi di materiali nella 10 chilometri Gli sci, le scioline, i materiali contano troppo in questa Olimpiade. Ci sono condizioni di tempo troppo instabili", sussurrava.
I distacchi della dieci chilometri a tecnica classica erano insormontabili: Silvio Fauner era decimo a 51 secondi da Daehlie, Fulvio Valbusa undicesimo a 53 secondi. Così il loro inseguimento nella 15 chilometri a tecnica libera è risultato una splendida in compiuta.
I nostri inseguivano gli dei. Avevano davanti i giganti delle saghe del Nord: Daehlie, Myllylae, Smirnov, Alsgaard. Silvio Fauner e Fulvio Valbusa si alleavano nell'inseguimento. Pioveva forte sopra la neve. Gocce di pioggia sci volavano sopra le guance di Sivio Fauner. Fulvio Valbusa, in cuor suo, covava il sogno di un regalo prezioso, nel giorno di San Valentino, alla moglie Elena che era venuta fin qui.
C'erano solo tre italiani in gara. Albarello aveva rinunciato, per conservare le forze per la staffetta di mercoledì. Maj partiva lontano con un handicap di 1'49 secondi e 27 avversari da raggiungere.
Bjorn Daehlie forzava subito e allargava i distacchi: dopo 3,2 chilometri aveva 21"7 su Gandler, 32"2 su Alsgaard, che aveva già superato Smirnov e Myllylae; Fulvio Valbusa era già sesto a 1'08", seguito da Fauner. I due azzurri si davano i cambi. Il loro distacco saliva lentamente fino a toccare 1'16"9 dopo 7,2 chilometri. Ma a quel punto infittivano la frequenza e il distacco cominciava a scemare. Con l'occhio del cacciatore prendevano di mira anche prede nobili: alla fine, perfino Myllylae finiva nel loro carniere. La gara aveva uno sviluppo sensazionale. Alsgaard rimontava con un'azione stupenda, raggiungeva Daehlie a metà gara e, poi, lo seguiva come un'ombra. Smirnov, straordinario guerriero d'altri tempi, nel mulinare dei bastoncini giungeva fino a 13 secondi dai due norvegesi, prima di arrendersi.
Silvio Fauner e Fulvio Valbusa superavano nella pioggia due norvegesi di gran nome, Sivertsen e Jevne, due estoni, l'austriaco Gandler, rivelazione della 10 chilometri, raggiungevano Myllylae vicino al traguardo e lo bruciavano allo sprint. Davanti, sempre allo snrint. Alsgaard bruciava Daehlie. Tra i due gli sguardi s'incrociavano come lame.
"Se non avessimo perso tanto nella 10, c'era la possibilità di arrivare alla medaglia. Dopo 5 chilometri avevamo già recuperato, dopo 10 andavamo come palle, se fosse stata più lunga la nostra volata non sarebbe stata per il quarto posto", diceva Fulvio Valbusa mostrando una grande rabbia. Fabio Mai arrivava tredicesimo, dopo aver rimontato quindici concorrenti. "Avevo promesso che ne avrei superati venti!", esclamava sul traguardo. Era entusiasta, caricato. Diceva: "E adesso si va per cercare di vincere la staffetta!".
Claudio Gregori

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