Articolo tratto da "Giornale di Bergamo" giovedì 19 febbraio 1998
Sci A Nagano Maj ha conquistato il secondo posto nella staffetta 4x10 km
Italia, altro argento targato Bergamo
Gli azzurri sono stati beffati dalla Norvegia. L'atleta di Schilpario ora si prepara per la 50 km conclusiva
Ezio Grandi

E' lo sci nordico bergamasco a reggere le sorti di quello italiano; sinora, alle Olimpiadi invernali di Nagano. Dopo l'argento di Pieralberto Carrara nel biathlon, infatti, è giunto ieri quello di Fabio Maj, che, come il serinese, è Forestale ed atleta del Team Scame. Il ventisettenne di .Schilpario è infatti giunto secondo coi compagni di Nazionale Marco Albarello, Fulvio Valbusa e Silvio Fauner nella Staffetta 4x10 km mista vinta dalla favorita Norvegia in volata, con soli 30 centimetri di vantaggio su una stupenda Italia e circa un minuto sulla Finlandia, terza.
Si è ripetuto dunque, a distanza di quattro anni, l'epico duello di Lillehammer, che allora aveva visto prevalere gli Azzurri di un soffio sui padroni di casa. Stavolta i norvegesi ce l'hanno fatta, lavando l'onta subita in patria ma gareggiando sempre con l'incubo del quartetto italiano alle loro calcagna. Anzi, dopo le prime due frazioni a passo alternato, cioè lo stile classico, gli italiani erano addirittura davanti. Albarello era quarto, ma Valbusa consegnava a Fabio Maj la leadership con 12" sulla Norvegia. A Maj toccava forse il compito più ingrato, quello di difendere il vantaggio o di farsi rosicchiare meno secondi possibile. Lo schilpariese aveva però a che fare con un grandissimo campione quale Daehlie, un mostro sacro al cospetto del quale ogni altro fondista si sarebbe disciolto come neve al sole. La giornata era bella e calda, autorizzando a pronosticare proprio tutto ciò. Ma Fabio confermava di essere in uno stato di forma strepitoso sotto il profilo fisico, ma soprattutto di avere raggiunto maturità ed esperienza di un "grande" anche dal punto di vista squisitamente tattico.
Pertanto lo scalvino, pur con quel discreto margine, non si avventurava in una folle corsa per distanziare ancor più il rivale. Sceglieva dunque, molto saggiamente, la strategia del controllo a di stanza del norvegese che però restava sino a circa i 5 km ancora ad una decina di secondi. Daehlie attaccava Maj sulla salita dei 7,5 km., raggiungendo l'ammirevole bergamasco che, per nulla intimorito o smarrito per essere stato agguantato, reggeva,il ritmo del norvegese con determinata convinzione, non avendo difficoltà alcuna a stargli in scia. E' stata, la loro gara, il momento più esaltante della staffetta, perchè nessuno dei due intendeva dare l'ultimo cambio al proprio compagno in testa: tutti sanno che fare da lepre nel tratto finale è molto duro e difficile, perché non si hanno riferimenti ed anzi l'antagonista, da dietro, può cogliere di sorpresa. Nel continuo guardarsi, Maj e Daehlie giungevano nella zona del cambio ed era Fabio a toccare per primo Fauner, che ripartiva per l'ultima sfida contro Alsgaard. L'italiano, sapendo della forza del norvegese in volata, tentava di staccarlo sull'ultima salita, ma non c'era niente da fare e sul rettilineo d'arrivo, pur leggermente avanti, cercava il tuffo a pesce sulla fotocellula, peraltro sensibilizzata per primo da Alsgaard con una spaccata da ballerina. "Questa medaglia vale come l'oro - ha detto a caldo Maj che, raggiante, ha poi telefonato subito alla moglie Simona a Schilpario - e non c'è affatto amarezza per i 30 cm appena di distacco: su 40 km di gara sono un'inezia, ma soprattutto abbiamo duellato alla pari coi più forti al mondo. Sono grato a tutti coloro che mi hanno sostenuto e spero di ripagarli ancora presto, magari nella 50 km conclusiva, sempre che i tecnici non decidano di far correre i miei compagni non utilizzati finora".

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