Articolo tratto da "Tuttosport" giovedì 19 febbraio 1998
Nella staffetta si ripete la volata del '94, stavolta cede l'Italia
A 70 centimetri dallo storico bis
Vince la Norvegia. Bene Albarello e Valbusa. Maj tiene testa a Daehlie (7° oro olimpico), ma Alsgaard brucia Fauner

DAL NOSTRO INVIATO
GIORGIO VICLINO
Hakuna. La Norvegia ha vinto la staffetta olimpica, ma l'Italia non ha perso, è soltanto arrivata seconda per un soffio, 2/10 nella quotazione del cronometro, 70 centimetri nella misurazione sulla neve. A quattro anni di distanza i norvegesi si prendono la rivincita sull'Italia d'oro di Lillehammer, ma è un successo persino più risicato di quello azzurro di allora, 2 soli centesimi Contro 4, e il pareggio 1 a 1 rimanda da subito la palla al centro per lo spareggio di Salt Lake City nella prima Olimpiade invernale del nuovo millennio.
A Lillehammer gli azzurri corsero in modo ammirevole, in difesa nelle prime tre frazioni, e poi giocarono d'anticipo nella volata finale. Qui a Nagano hanno condotto loro la gara hanno fatto il vuoto nella prima frazione con Albarello, hanno guidato la corsa nella seconda con Valbusa, hanno "scoperto" nella terza che un Maj può valere un Daehlie, e infine hanno dovuto giocarsi la carta della velocità tra Fauner e Alsgaard. Il principino "Sissio" che finora non aveva mai trovato nessuno più veloce di lui, stavolta è finito secondo per un soffio, ma è conscio di non aver affatto deluso.
Quello che a Lillehammer sembrava soltanto un miracolo impossibile da ripetere, è diventato normalità ed è questo il vero successo azzurro. Nella storia delle Olimpia di una sola volta la staffetta si era risolta in volata a Squaw Valley con la Finlandia di Eero Maentyranta e la Norvegia di Harald Groningen. Gli azzurri hanno reso l'arrivo in coppia la normalità.
Ieri Albarello ha fatto una frazione da campione, intelligente sì, ma anche potente ed efficace nell'azione sciistica. Sivertsen doveva lasciarsi il vuoto alle spalle, e invece ha ceduto di schianto sulla salita del settimo km. "Alba" che aveva fatto sbizzarrire un po' tutti, tirava a quel punto un gruppetto che si staccava in avanti ed era l'esperienza a consigliargli di stimolare i compagni di fuga in modo da avere un aiuto. Cambiavano assieme in quattro, tedeschi e austriaci che non contavano molto, finnici e azzurri appunto, purtroppo senza riuscire a creare un vero buco alle spalle. Sivertsen per la Norvegia cambiava al decimo posto a 22"6 e proprio lo scalare di pochi secondi tra una squadra e l'altra favoriva la rimonta di Erling Jevne, argento nella 30km, il miglior alternista norvegese del momento. Valbusa partiva all'attacco in coppia con Myllyla lasciando subito indietro l'austriaco Stadlober e il veterano tedesco Behle, e capiva un po' troppo tardi che il finlandese non stava andando al massimo. Dopo il primo passaggio nello stadio, Jevne aveva riportato la Norvegia al secondo posto, saltando Myllyla piantato sulla salita del settimo chilometro, e portandosi in scia Prokurorov, però era Valbusa a cambiare per primo con un certo margine. Si passava allo skating cambiando circuito. Non più la discesa a picco sullo stadio, ancora rampe ripidissime, ma qualche punto più "nordico", e due piani a dar respiro.
Fabio Maj prendeva il cambio davanti al grande Daehlie (con la medaglia d'oro di oggi è il fondista più medagliato nella storia olimpica) con 12"6 di margine e andava sul suo passo, un passo svelto che costringeva Daehlie a tirarsi il collo per realizzare il ricongiungimento al quinto chilometro. Il fuoriclasse norvegese provava nel secondo giro tutta una serie di attacchi, ma Maj non si scollava dalle sue code. Sembrava un'andatura comoda, ma non lo era affatto e dietro infatti sparivano tutti gli avversari.
Repo riportava la Finlandia in terza posizione approfittando della modestia di Krianin, terzo frazionista russo, ma era ormai con quasi 1' sulle spalle. Maj passava sul curvone dello stadio in scia e sorrideva strizzando l'occhio ad Albarello e Valbusa che trepidavano appoggiati alle transenne. Cento metri prima della linea di cambio Daehlie scartava bruscamente e quasi si fermava per far passare l'avversario, ma Maj si piegava di scatto e frenava con i bastoni. Una sorta di delizioso surplace per evitare di dare il cambio per primi al compagno. Alla fine della melina partiva Aalsgard per primo e Fauner gli si metteva in scia deciso ad aspettare almeno per un giro prima di far qualcosa.
Valbusa dal parterre puntava su un attacco al nono km: "Deve attaccare su quella salita, non portarselo dietro nello stadio. Speriamo che mi senta!". E Silvio andava all'attacco prima sulla salita del settimo km. e poi nuovamente sull'ultima dove Tommaso ne sembrava cedere per un attimo. Quattro, cinque metri ma poi tornava sotto ed era volata, con Fauner primo fino a dieci metri dall'arrivo, affiancato e superato nelle due ultime spinte. L'appuntamento B fra quattro anni sulle nevi dello Utah, la più bella neve del mondo com'è scritto sulle targhe delle auto, e sui grandi manifesti che campeggiano a fianco di quelli di Nagano. Ma a noi persino la neve giapponese del fondo sembra bella dopo lo spettacolo stupendo di ieri.
E alla luce di questo successo, sarebbe demenziale rinunciare ai tecnici Vanoi e D'Incal, che, come abbiamo anticipato l'altro giorno, hanno dato un ultimatum ribadito ieri, a Fisi e Coni, affinché accettino il loro piano di ristrutturazione e un adeguamento economico.

Chiudi finestra

www.scalve.it