1999-2002
HONDURAS
(Foto) (Foto)
Nella storia del villaggio di San Raphael un capitolo a parte lo meritano
Schmitd Carmen e il marito Muterle Moreno di Casorate Primo. Carmen con un
laboratorio di “arteterapia” collabora con una psicologa honduregna al recupero
per una vita degna dei ragazzi di strada. È stata a San Raphael dall’ottobre del
1999 all’ottobre del 2000 per tornarci a fine gennaio del 2001 per tre mesi, e
poi ancora il 28 giugno fino al settembre 2001 e ancora da gennaio 2002 a luglio
2002 raggiunta dal marito Moreno per alcuni periodi.
Carmen viene contattata da Stefania Battelli, una volontaria italiana educatrice in Honduras e conosciuta in Africa, per creare un laboratorio di arte e per formare gli educatori per la conduzione del laboratorio. Arrivata in ottobre 1999 con tutto il materiale necessario regalatole dai casoratesi, per tre mesi. Le viene messo a disposizione Jota, Josè Rodolfo Medina, allora con qualifica di operaio, e un container che viene svuotato ed allestito a laboratorio recuperando qualsiasi cosa per fare scaffalature, tavoli ecc. I bambini allora erano otto, erano in vacanza e il suo lavoro doveva essere gioco e diversione. Adoravano disegnare e dipingere così quasi da subito il laboratorio è diventato lo strumento per aiutarli a stare meglio. Infatti il laboratorio è uno spazio protetto e libero dove i bambini attraverso l’arte vengono condotti a differenti tappe ad apprendere tecniche capaci di infondere accettazione, autostima e sicurezza. Nella metodologia si utilizzano, in diversi momenti, differenti colori e tecniche capaci di permettere la stimolazione di reazioni che esprimono stati d’animo, malesseri, violenze, gioie ecc. Anche il disegno, libero da giudizi, diventa lo strumento per infondere sicurezza e autostima e solo successivamente attraverso diverse tecniche si procede allo stimolo della creatività e solo se necessario, il lavoro del bambino diventa un elemento da utilizzare come prima istanza con la psicologa. Il lavoro con questo gruppo non poteva durare i tre mesi programmati così decide di fermarmi per un anno. Con loro il lavoro è stato entusiasmante e nel luglio 2000 è sfociato in una mostra, a san Pedro Sula, nel ristorante di due italiani Paola e Michele, che ha permesso di presentare il progetto alla città. Intanto la formazione con Jota continuava, ha permesso sia di far emergere i suoi talenti naturali sia di radicare il laboratorio nel progetto, quale strumento a disposizione dell’educatore per affrontare i problemi di vita quotidiana, di adattamento e di educazione. Il laboratorio pur privilegiando materiale di recupero, semi, terre e prodotti naturali di San Rafael lavora con materiale e strumenti regalati dagli italiani. Nel 2001 nel laboratorio si è introdotta una nuova tappa, per i bambini del primo gruppo che intanto crescevano, la formazione lavoro, dove la responsabilità, la disciplina e la serietà vengono coniugati al gioco e alla creatività allo scopo di “confezionare l’abito” che accompagnerà il bambino nella vita. Le tecniche, in questa fase, diventano più raffinate, si intaglia il legno, si brucia il bambù, le varie tecniche, dell’acquarello, della tempera e dell’olio, vengono perfezionate e sottoposte a giudizio, anche se non ci si dimentica il ruolo del laboratorio, l’arte come strumento non come meta, come strumento introspettivo per aiutare a vivere meglio, accettando se stessi coi propri limiti, gioco per accrescere la propria autostima. In questa fase collabora anche Suor Consolata, presente nel laboratorio dalla sua istituzione, che insegna ad utilizzare materiali e semi di San Rafael per realizzare rosari, croci, braccialetti e collane. Nel tempo il laboratorio veniva adottato da Casorate Primo. Il Comune il parroco i cittadini informati dalle mostre allestite al suo ritorno donarono generosamente denaro e materiale per costruire il laboratorio in muratura, ben 65 mq di laboratorio inaugurato nel 2001. Il gruppo degli italiani è stato fondamentale nella realizzazione e nella vita del laboratorio, con loro si sono realizzati gli arredi comprando il materiale necessario a Severo, il falegname italiano della Val di Scalve , con Gabriele l’impianto elettrico, con Rosi e Luci le tende e le tovaglie, con Teo gli attacchi ai tavoli per bruciare il legno e il bambù e con il Gruppo Africa di tutto e di più, Ricki e Paolo realizzano la controssoffittatura e nei container dalla Val di Scalve tanto materiale, strumenti per il legno, per disegnare e dipingere. Ora i gruppi dei bambini sono due, Jota dopo quasi tre anni di lavoro è autonomo e attualmente gli è stata riconosciuta la responsabilità del laboratorio sperimentandosi anche con il lavoro psicologico, il filtro che il laboratorio attua con Altagrazia la psicologa hondurena, che ha accettato di lavorare a tempo pieno per San Rafael. Questa fase è ancora in corso e con il mio ritorno in luglio 2002 si vedranno i risultati. Il laboratorio già si autofinanzia per le piccole cose, vendendo i suoi prodotti anche agli ospiti in Honduras è già in grado di pagare le piccole necessità dei bambini inerenti lo sport e la scuola, per gli stipendi all’educatore e alla psicologa le mostre in Italia sono ancora determinanti.
Moreno va per la prima volta nel gennaio 2000 per vedere il progetto e il nascente laboratorio, entusiasta capisce la necessità di vedere la moglie continuare il lavoro per un anno. In questa fase collabora con il Padre nel lavoro amministrativo. Ritorna nel giugno 2000 per cinque mesi si occupa di amministrazione e avvia l’ufficio in Villanueva provvedendo alla rete informativa con l’Italia attraverso computer. Inizia ad insegnare a Suor Consolata l’uso del computer così da rendere permanente l’informazione con l’Italia. Ritorna nel Settembre 2001 segue il corso di computer con Suor Consolata per Internet e per realizzare un minigiornale. Naturalmente a San Rafael è difficile avere una sola competenza quindi in diversi momenti ha provveduto a guidare il camion per gli approvvigionamenti edilizi e per quelli alimentari.